mercoledì, 29 marzo 2006
Alle volte mi chiedo quanto sia grande la cattiveria umana, quanto sia enorme l'egoismo. Che poi impariamo a mutarlo, a piegarlo, a nasconderlo. Ma c'è sempe, fa capolino tra vanità e filantropismo da subconscio. Guardate, che strano avere questo magone qui, fermo tra petto e gola, per qualcosa che mi è lontano, per un dolore che mi è totalmente estraneo. Eppure filtra in me sotto forma di invidia, una strana ingombrante gelosia, qualcosa di così potentemente amorale, da sorprendere me stessa. Ecco, io sono irrispettosa, di un egoismo puro e atroce. Sono cattiva, di una cattiveria pura e sopraffina che mi spaventa e mi fa ribrezzo. Io passo indenne attraverso le vicende più bassamente immorali, e lo faccio anche con un pizzico di narcisismo. Ma questa no. Questo è veramente troppo, mi sta venendo un mal di pancia atroce, non è possibile. Io fondamentalmente me ne frego del prossimo. Diciamoci la verità, sono sempre stata così. Io ho i paraocchi, per me esiste solo Maria Teresa, chi se ne fotte del resto della Terra, sono sempre stata così, e lo sarò sempre. Dovrò imparare a accettare questa viscerale inquietudine che mi brancola dentro. E che sta là, irridendo il dolore di un'altra.
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